I disturbi di linguaggio

Parliamo di disturbi di linguaggio con la logopedista Ilva Alberghino.

Tra  i disturbi di interesse logopedico maggiormente rappresentati in età evolutiva vi sono i disturbi specifici del linguaggio (DSL) che interessano la comprensione e la produzione di parole e/o frasi.

Un problema di linguaggio può avere diverse cause più o meno gravi: una sindrome, un ritardo mentale, un problema anatomico a livello del cavo orale, una sordità non diagnosticata, un disturbo dello spettro autistico, e molto altro.

Tuttavia, capita molto spesso che il bambino non abbia nulla se non tale difficoltà nel parlare (parla poco o nulla, usa poche parole, “confonde” le lettere). In questo caso parliamo di disturbo specifico del linguaggio (DSL). Si tratta, cioè, di bambini che pur non avendo problemi neurologici, sensoriali o relazionali hanno difficoltà a comprendere e/o produrre parole o frasi rispetto ai loro coetanei.

Cosa può osservare un genitore per creare un campanello d’allarme?

Nel corso degli anni sono stati messi in evidenza alcuni indici che correlano con un successivo disturbo di linguaggio. In particolare:

  • 5-10 mesi: assenza della lallazione
  • 12-14 mesi: assenza di utilizzazione di gesti (es. non indica, non fa “ciao” con la manina,…)
  • 12 mesi: mancata acquisizione di schemi d’azione con oggetti (es. tirare una palla,…)
  • 18 mesi: vocabolario inferiore a 20 parole
  • 24 mesi: vocabolario inferiore a 50 parole
  • 24-30 mesi: assenza o ridotta presenza di gioco simbolico (es. non gioca con una scatola come se fosse una tana, non fa il gioco di “far finta di…”)
  • 24-30 mesi: ritardo nella comprensione di ordini non contestuali (es. fatica a comprendere richieste che riguardano una situazione diversa da quella presente,…)
  • 30-40 mesi: ridotta presenza di gioco simbolico strutturato (es. non gioca a far finta di fare la mamma, far finta di essere la maestra o un supereroe,…)

In linea generale intorno ai 3 anni e mezzo il linguaggio del bambino dovrebbe essere paragonabile a quello di un adulto.

A che età preoccuparsi per il problema  e  fare qualcosa o quando aspettare?

Conviene sempre intervenire il più precocemente possibile. Non esistono bambini troppo piccoli per la logopedia. Più è precoce l’intervento minori sono i tempi di riabilitazione e maggiore è la probabilità di successo terapeutico.

Come il tuo intervento può risolvere il problema? Qual è l’iter ?

L’iter ideale si compone di una prima valutazione foniatrica (o in alcuni casi neuropsichiatrica infantile) alle quali si può accedere tramite SSN previa impegnativa da parte del pediatra o privatamente. Sarà il medico a stabilire la reale necessità di presa in carico logopedica definendone tempi e modalità. Nel caso di presa in carico logopedica il professionista effettuerà alcune sedute di valutazione al fine di ottenere un bilancio logopedico che verrà condiviso con la famiglia, seguito dalla presa in carico riabilitativa mirata al miglioramento delle difficoltà emerse in corso di valutazione.

In quanto tempo si potrà risolvere questo problema?

Molto difficile stabilire a priori i tempi di risoluzione poiché intervengono molte variabili; tra le più importanti:

precocità dell’intervento

motivazione e grado di collaborazione sia del piccolo paziente che dei familiari

entità del disturbo

comorbilita’ con altre patologie.

Nella mia personale pratica clinica preferisco concordare cicli di intervento definiti e non molto lunghi con obiettivi chiari, realistici e condivisi.